LE VACANZE SONO SEMPRE TROPPO BREVI
(e le congiure della stampa deviata non finiscono mai: VERGONIA!!!)
Cari giovanotti,
dopo un breve periodo di villeggiatura, siamo tornati qui, al lavoro come sempre: e che vi credevate, che stavamo con le mani in mano? Qui siamo stati cresciuti con latte di toro, mica scherzi.
Tante le cose da dire e da raccontare: ma anche tanta amarezza nel constatare come certe abitudini dei nostri giornalisti pennivendoli non cambino mai: vergonia! Ho capito che la critica al vostro amato Cavaliere è divenuta uno sport nazionale, ma ora basta!
Sentite qua: qualche giorno fa ricevo un invito ad una prestigiosissima tavola rotonda, presso il simposio scientifico retto con piglio dalla nota accademica Emiliana D’Abbraccio, detta Milly dagli amici, quale mi onoro di essere.

Rompendo la mia proverbiale ritrosia, decido di accettare il cortese invito, e mi reco al congresso, certo di poter discutere i temi di maggiore attualità nella comunità letteraria del nostro Paese bello. D’un tratto, mentre la discussione si fa particolarmente accesa (io sostenevo che il Niu Trinacrian Epic ha ancora molto da dire, l’anfitriona mi opponeva l’avanguardia salentina), sarà stato il caldo, sarà stata l’età non più giovine, fatto sta che un mancamento ha colto il vostro Cavaliere bello, con conseguente collasso al suolo.
Ripresomi dal mammadrone, una accolita di preoccupati astanti mi si faceva d’intorno, lanciando alte grida, quali “Cavagliere! Cavagliere! Si riabbia! Vergonia!”. Tutto quell’affetto e quel lessico famigliare, come avrebbe detto la mia amica Natalia, mi fecero tornare in me, e poco dopo ero già sulla corriera con Luciano alla volta di Misterbianco.
Giunto a Palazzo Stacchia, scorgo sulle colonne di Manduria Oggi un titolo agghiacciante: “Balla con la pornostar D’Abbraccio e sviene. L’eccitazione gioca un brutto scherzo ad un leccese di 26 anni”. Come sarebbe a dire “leccese”? e di 26 anni? Ma allora, se si vuole continuare con la censura, diciamolo! Lo so bene che quando il Cavaliere bello si muove fa rumore, e che tante anime belle vorrebbero continuare a far finta di niente: lo sappiamo bene, qui alla Stacchia! Ma non ci fate paura, sapete, non ci fermerete! E finché la verità non sarà ristabilita, e si troverà il coraggio per tornare a parlare di un misterbianchese di 91 anni, noi non ci fermeremo!
Sul fronte editoriale, tante le novità, che presto arricchiranno il nostro prestigioso catalogo.
Con i saluti più cordiali,
Cav. Marcello Stacchia
La Stacchia tutta festeggia la festa della femmina!
Cari giovanotti,
ieri, 8 marzo 2009, anche qui a Misterbianco è giunta l'eco di una tradizione che vede la femmina al centro dei festeggiamenti: e che diamine, noi non ci tiriamo indietro, e per ricordare deniamente la ricorrenza, abbiamo chiesto al nostro candidato premier, l'uomo impossibile da battere, di rappresentarci tutti in un messaggio di simpatia per il gentil sesso:

Poi, ci siamo chiusi nella "Sala Marcello", come è stata ribattezzata l'aula mania di Palazzo Stacchia, dove Luciano, con voce rotta per l'emozione, ha letto passi dell'opera immortale di Paul Julius Möbius
"L'inferiorità mentale della donna", ricerca all'avanguardia sul peso e sulle misure dell'uomo rispetto alla donna. E ci vorrete dare atto che, con il nostro Oswaldo, quanto a misure non abbiamo niente da imparare da nessuno! Vergonia!
Con vivissima cordialità,
cav. Stacchia
Quando il Paese chiama, il Cavaliere risponde: VERGONIA!
È giunta l’ora di riscendere in campo, con un candidato tutto d’un pezzo.
Cari giovanotti,
la situazione politica del Paese Bello volge al peggio: da una parte una maggioranza risicata, ottenuta per una manciata di voti, guidata da un premier munito di un gran buon gusto; dall’altra un’opposizione coesa e unita come non mai, capace di candidature all’insegna della credibilità e della competenza, condotta da un leader carismatico, ma ancora incapace di entrare nei guori degli italiani belli!
Di questo e di altro si discuteva ieri sera a Palazzo Stacchia, davanti ad un fumante paiolo di caponata, opera del nostro chef Luciano Steregoni; quand’ecco che, al dodicesimo giro di zibibbo, l’orgolio italico del sottoscritto bello faceva tumultuosamente capolino: “Ora basta! È ora di rimettere le cose a posto!”.
Detto fatto: riunita in tutta fretta la segreteria del Partito del Vecchio Amico al gran completo (con la dolorosa eccezione del compianto Johnny “GT” Tarallo, vittima di un cuore ballerino ed incapace di superare la revisione 2009 presso l’officina “F.lli Capuzzi”) la mozione che ne scaturiva era unanime: trovare un nuovo leader! Tuttavia, dopo quindici ore di discussione non si riusciva a trovare un nome adatto: troppe le pregiudiziali, i veti incrociati, i compromessi irriferibili… ma, all’improvviso, come una saetta nell’oscurità, Glauco Longhi lancia l’idea: “E se sfruttassimo anche noi l’onda lunga di Obama?”.
La perplessità e lo stupore aleggiavano tra gli astanti… “Nel nome di Dio, cosa stai dicendo, Glauco… stai forse pensando… a un negro!?”, gli faccio io.
“Esatto, Cavaliere, un bel muso nero: come diceva una mia ex, il negro tira sempre! E poi, se si tratta di rimpiazzare il buon vecchio GT, si sa che in Africa non ci vanno per il sottile, e che i numeri ce li hanno tutti, in specie se misurati in centimetri!”.
La proposta, seppure sconcertante, aveva il suo fascino: e negli occhi del Marinati e di Luciano già balenava l’eccitazione, e persino in quelli spenti del Conchia mi pareva di intravedere una luce nuova.
Dopo una buona mezz’ora di agghiacciato silenzio, guardo i miei anfitrioni e dico loro: “E sia, chiamiamo Rossano, che in quel buco di merda in cui si è cacciato ne avrà a volontà, di negritudine! Rossano? Sei in Ciad? Sì? Beh, ci serve un negro, e bello grosso se ce l'hai…”. “Non si preoccupi, cavaliere, ci penso io!”, era la sagace risposta dello scrittore dei due mondi.
L’aria era pregna di fermento, quando improvvisamente alle
“Oswaldo? E dove l’hai pescato?”.
“Nel mio villaggio… mi è stato suggerito da Tungu e da diverse femmine della comunità… pensi che viveva in una baracca poco distante dalla mia”.
“In una baracca? Benissimo! Lo presenteremo al popolo come Barac Oswaldo: il simbolo del cambiamento e della rinascita nazionale!”.
“Ma veramente Oswaldo non parla una parola di italiano, Cavaliere…”.
“Non fa nulla: si capisce a occhio nudo che Oswaldo ha i numeri, e soprattutto i centimetri, per competere con il maestro, il grande Johnny Tarallo!”.
Da lì al dare il via alla campania elettorale per le prossime europee, il passo era brevissimo: ed ecco a voi il primo manifesto elettorale, messo a punto dal nostro Gennaro “Ringhio” Guttuso.

Con viva cordialità,
Cav. Stacchia
Cari giovanotti,
leggiamo con sgomento da un autorevole quotidiano:
Genchi: perseguitato perché testimone di malefatte
E la politica si divide sull'allarme-democrazia del premier
Il custode dei tabulati dal suo bunker
"So molte cose, anche del Cavaliere"
Ah sì? Sa molte cose del sottoscritto bello? E se ne vanta pure? Guardi che non è un gran merito, sa? Tutti sanno tutto del sottoscritto, da quando il Fiunda ha curato la mia biografia, best seller della nostra casa editrice bella!
E non pensi che il sottoscritto si intimorisca, che crede? Non mi fa mica paura, con queste sue allusioni, sa? E poi, cosa saprebbe che la pubblica opinione già non conosce del Cavalier Stacchia, sentiamo! Forse si riferisce a quella volta che con Nino Bixio, Cavour, Rod Stewart e Catilina siamo andati a fare gli scherzi al citofono di Enrico Toti, che quando ci rispondeva gli dicevamo tutti in coro: “Enrico… in gamba!”, e via a scappare fra grasse risate! O forse, a quell’altra volta, quando con Nino Bixio, i fratelli Max ed Herbert Planck (anche noti come i "fratelli Max"), Steve Hackett, Enrico IV e Maria Stuarda siamo andati alla stazione di Misterbianco a fare la gag della “mano finta” agli sprovveduti viaggiatori? Come vede, non temiamo nulla qui: si vergonii!
Con viva gommozione,
cav. Stacchia
Cari giovanotti,
leggiamo con grande amarezza dai soliti giornaletti scandalistici:
L'intervista "a Tv sorrisi e canzoni"
La madre di Cristina: «Faceva la cubista? Non lo sapevo, sono senza parole»

La donna: «La immaginavo al solito posto, in Via di Tor di Quinto 1560; o perlomeno è lì che la lasciavamo, insieme a suo padre (non esco mai da sola: sa, la sera è pieno di gentaccia in giro). E ora capisco perché tornava ben prima delle 5 del mattino, come pattuito, e con incassi nettamente inferiori alla media del settore… E poi dice che c’è la disoccupazione: sono i giovani che non hanno voglia di lavorare! ».
(nella foto, Via di Tor di Quinto 1560)
Che dire, dinanzi alle sante parole di una madre, divisa fra l’amore per la figlia ed il dispiacere per la bella occasione professionale buttata alle ortiche… per parte nostra, nulla più che il canonico vergonia!
Con viva cordialità,
cav. Stacchia
Saltiamo i convenevoli degli auguri di BUON ANNO
e parliamo di cose serie:
IL GIOVANOTTO POVIA HA PERFETTAMENTE RAGIONE!!!
Giovanotti,
il caso Povia è sulla bocca di tutti; Il povero artista infatti, autore della immortale canzone "Vorrei avere il becco", è nell'occhio del ciclone, dileggiato e sbeffeggiato, solo perchè assertore di una lampante, lapalissiana verità: L'UMANITA' SESSUALE E' UNA MALATTIA CURABILE!!!
Il buon Povia stesso ha ammesso di aver avuto un periodo di malattia (il poverino pensava di essere diventato un uomo sessuale solo perchè si eccitava vedendo uomini discinti, sudati e col pacco ben in evidenza!) ma di esserne subitaneamente uscito... e noi sappiamo bene GRAZIE A CHI! Al nostro Dott. Trömborg!
Ma è possibile che nel 2008, anzi, nel 2009, ci sia ancora gente così iniorante da negare la verità dimostrata dalla scienza???
A dire il vero non pensavamo che l'opera del dott. Trömborg fosse passata inosservata come un esile ramoscello nel vento, non credevamo che cotanta sapienza generosamente elargita dalla Stacchia fosse stato l'ennesimo regalo di perle ai porci... beh, amaramente dobbiamo ammettere che CI SBALIAVAMO!
Ma a questi oscurantisti del terzo millennio c'è una sola risposta possibile da dare, quella risposta che è poi l'unica cura capace di guarire la piaga dell'umanità sessuale: SONORE SESSIONI DI LENIATE SUL GROPPONE!!!
VERGONIA!!!
PIRATA DELLE NEVI:
IL NOSTRO CLAUDIO STAFAVA RISOLVE IL CASO!
E' su tutti i giornali: il caso dello sciatore killer che ha tenuto con il fiato sospeso mezza Italia è stato finalmente risolto!
Erroneamente si è parlato di un pentimento del maldestro sciatore e di una sua spontanea consegna alle forze dell'ordine: la realtà è ben diversa...
Come tutti saprete, dopo un'anonima testimonianza, la polizia aveva diffuso questo identikit del presunto colpevole:

Beh... dopo la visione di questa foto, il nostro Claudio Stafava ha cominciato a meditare, a rimuginare e rimuginare nervosamente, finchè, ad un certo punto ha esclamato: "EUREKA!!! So chi è stato!!!". Così ha chiamato la polizia, ha rivelato loro la soluzione del caso, poi ha cercato febbrilmente tra la sua collezione di posters di stars hollywoodiane e ha svelato anche a noi la sua geniale intuizione:
E' STATO JOHN LEGUIZAMO!!!

Colpo grosso alla Stacchia!!!
I GRANDI INEDITI DEL CAVALIERE
ROBERTO SAVIANO
"Gomorra Cinese"

Cari Giovanotti, alla fine il Cavalier Stacchia riesce ad accaparrarsi anche l’autore del momento, il caso letterario/editoriale del decennio, il best seller del secolo: Saviano è dei nostri!!!
Ma non è stato facile…
L’odissea dello scrittore campano, in perenne fuga dalle minacce della malavita organizzata, ha reso difficile ogni contatto, ha costretto il sottoscritto bello in persona ad incontrare Saviano in luoghi segreti (memorabile il nostro colloquio in Piazza S.Pietro a Roma) ma alla fine non ha impedito alla casa editrice più prestigiosa dello stivale di arruolare l’autore il cui nome è sulla bocca di tutti.
Come tutti saprete, la vita di Roberto Saviano è radicalmente cambiata dopo la pubblicazione di “Gomorra”, il libro denuncia che metteva
L’opera: Giunto a Pechino, Roberto Saviano, irriconoscibile grazie ad una parrucca regalatagli da Glauco Longhi prima di partire (“Tieni amico… l’ho fottuta ieri sera ad un trans che ho rimorchiato… ti servirà… buona fortuna!”) decide di iniziare una nuova vita. La prima mossa è il cambio di identità, un abile falsario gli procura dei documenti taroccati sui quali è vergato il nome che accompagnerà lo scrittore da quel momento in poi: Lobelto Saviano. Ringalluzzito dal senso di sicurezza che tali documenti gli procurano, Lobelto decide di intraprendere un’attività commerciale che lo inserirà perfettamente nel tessuto della società locale e che sarà la perfetta copertura per la sua vera occupazione: la scrittura. Apre quindi un ristorante italiano, la cui insegna al neon “DA LOBELTO LO SCLITTOLE ITALIANO IN FUGA DALLA CAMOLLA – SPECIALITA’ CAMPANE – MOZZALELLA DI BUFALA ALLA DIOSSINA” brilla nella notte pechinese. La vita sembra sorridere di nuovo…
Passa circa un quarto d’ora dal taglio del nasto inaugurale quando, nella cucina del locale, irrompono tre loschi figuri.
“Chi siete?” chiede Saviano
“Siamo Cin Ciam Pai, Fur Gon Cin e Ndo Cojo Cojo, ovvero
“Eccheccazzo!” esclama lo scrittore “Anche qui? Non è possibile! Mi ribello!”
“Ah, ah, ah!!! E che vollesti fale?” lo schernisce Cin Ciam Pai “Andale alla polizia? E’ già in mano nostla! Ah, ah, ah!!! Vuoi denuncialci? Sclivele un liblo? Ah, ah, ah!!!”
Saviano lo squadra: “Non sarebbe una cattiva idea, ma…”
“Ma?” gli fa eco Ndo Cojo Cojo
“Ma ho in mente una soluzione diversa: vi sfido! Se perdo vi cedo il ristorante… ma se vinco io, voi non vi fate più vedere”
“Ci stiamo!” risponde all’unisono
E nel silenzio irreale dell’oscurità metropolitana riecheggiano le grida “Forbice!”, “Carta!”, “Sasso!”.