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Note legali: il presente sito ha carattere satirico, e dunque le informazioni in esso contenute non debbono ritenersi in alcun modo attendibili. Ogni riferimento a persone esistenti o reali deve ritenersi per lo più puramente casuale, salva l’esimente della notorietà. Le immagini sono tratte dalla rete internet in quanto ritenute di pubblico dominio; ove non lo fossero, fatecelo notare, e provvederemo immediatamente alla rimozione. I testi sono coperti dal diritto d’autore, e tutti i diritti sono riservati, fatto salvo il diritto di riprodurre liberamente testi e immagini, citando la fonte (Edizioni Stacchia, edizionistacchia.splinder.com).

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martedì, 27 novembre 2007

Riceviamo e, malvolentieri, pubblichiamo

Lettera dal Fiunda

cavaliereCari giovanotti,

è con estremo rammarico, ma anche con l'ormai consueta gommozione, che mi accingo a riportarvi parole che mi feriscono, che mi marchiano il cuore; parole che non avrei mai voluto leggere.

E ora basta! a voi la sentenza.

Vostro, fra lagrime amare,

cav. Stacchia

"Cavaliere carissimo,

mi sono svegliato stamane con gli uccellini che cinguettavano, annunziando la prossima primavera ciadense: è ormai aprile, e dalla mia capanna di fango riesco a scorgere le upupe che amoreggiano, alle quali faceva, fino a poco fa, discreta eco il tenace Tungu col mio corpicino martoriato.

Tungu, dicevamo: nomen omen, dicevano i latini, e quanta saggezza in queste parole. E' successo quello che tutti si aspettavano: Tungu, non contento del nostro menage, mi ha chiesto di più. "Più del c**o, ma che ti devo dare??", è stata la mia flebile difesa. "Tu non conosci le vie dell'amore in Ciad", mi ha risposto l'arzillo stregone con un sinistro bagliore negli occhi.

Tungu

La misura era colma.

Sulle prime, non ho voluto dare ad intendere nulla allo sciamano, assecondandolo nelle abituali abluzioni serali. Ma quella notte, mentre lui giaceva accanto a me, sfatto dopo una notte di stravizi, ho preso il coraggio a due mani, ho afferrato il mio computer in argilla e sono scappato via, così com'ero, nudo nel cuore della notte, natura nella natura.

Ora, Cavaliere amatissimo, Le scrivo da una località sconosciuta, e tale deve rimanere; se mi vuol bene, non mi chieda, mi dimentichi. Dovrò restare in questo anonimato per sempre, perché la memoria di Tungu è lunga quasi quanto... ma lasciamo perdere!

Sappia che l'anziano presule mi ha lanciato una fattwa, che al confronto Rushdie mi fa una... e lasciamo perdere di nuovo. In sostanza, chiunque mi becca ha diritto a farmi quello che Tungu mi faceva solo nelle feste, dove il suo scettro la faceva da padrone: e in Ciad si festeggia 3 volte alla settimana!

Perciò, ho cominciato col cambiare i miei connotati; mi sono rivolto ad uno specialista, il luminare dr. Tromborg: ho voluto il migliore! adesso può trovare la mia nuova faccia nella foto che le allego: sono un genio, e Tungu non mi riconoscerebbe mai, anche perché mi ha sempre visto di spalle...

Fantomas

Ora La saluto, fra le lagrime che ben conosce, e chissà, domani è un altro giorno.

Suo

Rossano Fiunda"

postato da: CavStacchia alle ore novembre 27, 2007 15:09 | link | commenti (45)
categorie: news, fiunda
sabato, 17 novembre 2007

I Grandi Inediti del Cavaliere

Cecco Angiolieri

“Philosophia Botanica”

CeccoL’autore: Il grande poeta e scrittore Cecco Angiolieri non richiede presentazioni, anche perché è leggendaria la sua modestia. Per dire quanto è modesto, si pensi che una volta, da bimbo, la maestra gli chiese “O Cecco, o quanto fa due più due?”, e lui, per non voler sembrare esagerato, rispose “Tre, signora maestra”. Nonostante il sonoro scappellotto che la maestra gli assestò, da allora il grande letterato esercitò la virtù della modestia in ogni occasione.

 

Ciò che non si sa è che Cecco unì, alla produzione della sue famosissime Rime, una produzione solo apparentemente minore, ispirata ai temi della Natura. Vuole sempre la leggenda che ciò si dovesse ad un curioso episodio occorsogli durante l’infanzia, all’età di diciotto mesi, allorquando la mamma Ortensia, mentre maneggiava con maestria uno splendido esemplare di Cereus peruvianus, lo fece scivolare nella culla del bimbo, provocandone un sonoro “O’ mamma, o che tu se’ bischera: o che tu non mi levi sto hactus da’ hoglioni!”.

 

Da quel momento, nel giovane Cecco comincia ad instillarsi una crescente curiosità per il mondo delle piante belle; curiosità che si fa morbosa quando una notte, affacciatosi nella camera dei genitori durante un temporale, spaventato da tuoni e lampi, assiste ad una scena tanto sconvolgente quanto cruenta: il vecchio padre Giacinto sta abusando della stanca madre Ortensia con una pannocchia, arrostita per di più! Lì, il giovine Cecco coglie le mille potenzialità del mondo vegetale, e si convince di dedicare ad esso uno scritto.

 

A tal fine, è decisivo l’incontro con Imeneo Stacchia, illustre avo del Cavaliere, che lo ospita nel già noto Palazzo Stacchia, e gli fa visitare, insieme ad un suo amico, tale D. Alighieri, il bellissimo orto botanico; fra quei viali il grande letterato senese concepisce la sua opera più straordinaria, ma anche meno nota: la “Philosophia Botanica”, celata per secoli in uno stipo del casotto da caccia di Palazzo Stacchia, e ritrovata occasionalmente da Luciano Steregoni mentre cercava qualcosa per ammazzare un topo che infestava la dispensa.

 

Vi lasciamo, allora, cari giovanotti, alla lettura di un classico non solo della botanica, ma anche della nostra lingua bella, mirabile esempio di prosa di sapore trecentesco.

 

botanicaEstratto dall’opera.

 

“Passeggiàa pelli viottoli della magione dello mio illustre Domine, quand’ecco che mi avvidi d’un sommesso mugugnar che rimestàa alle mie terga: mi voltai immantinente, et sorpresi nell’atto del moccolare una pianta fra le più innocenti d’aspetto, ma cupa et malevola nell’animo. Nanti a me, si stagliàa Rododendro! Ora, tradunt che tale arbusto, fra mille che v’è in Natura, s’erge per la indole amara, invero sempre scontenta della propria condicione. A chi le chiede “Deh, Rododendro, cos’è che ti rode in lo dentro?”, ella risponde “Et saranno pure cazzi miei!”, lasciando lo interlocutore sbigottito et senza favella. Per di più, si badi che, chi volesse sfidar lo arguto arboscello a singolar tenzone, come qualunque gentil homo ardirebbe di fare nanti a cotanta villania, si vedrebbe parar nanti lo suo inseparabile quanto insidioso sodale, lo ambiguo Avocado; al quale lo Rododendro affida le sorti terrene nello processo, con formula “Le farò scrivere dallo mio Avocado”. rododendro

 

Mi allontanai, dunque, turbato, dallo infame vegetale, quand’ecco che, da un recesso lontano dello augusto giardino, mi giunse come richiamo musicato: era un Mango, pianta di lucani natali, anco canosciuta come Bella d’estate, dotata di note stridule eppur gentili. mango

 

Proseguii, poscia, per lo fiero cammino, et la testa sollevai dallo fiero pasto, quand’ecco che da altro cantuccio dello rigoglioso serraglio, udii una eco di civettuolo vociare: erano un Fico et un Narciso, intenti al dimostrar l’un l’altro quale fra i due sfoggiasse più bello aspetto. Et cinguettàa lo Fico: “Son io, son io, lo più bello dello reame”; al che, ferito, lo Narciso scantonàa dimesso.

 

Salutata l’ambigua scena, mi inoltrai per la selva oscura, quand’ecco che d’un tratto la frescura che fin d’illora mi allietàa lo cammino, cese lo passo a tepor vieppiù intenso, francamente alieno dalla primaverile stagiuone. Mi avvicinai, sgomento, prodigo di buone intenzion: ma di costì mi venne uno saluto dialettale che rubricava “Bella secco, stacce!”. Con angoscia realizzai di trovarmi nanti allo temutissimo Cardo, pianta d’origini capitoline, che l’omo non potìa tanger a mani gnude sì che’l calor mi brucìa li palmi delli mano!

 

Ancor scottato dalla trista sperienza, tosto menai verso la uscita, quand’ecco che un arbusto vivace mi si parrò innanzi: esso era d’aspetto turgente ancorché gentile, sino troppo curato, come quell’omo che a sé lo sessuale unisce. Un esemplar di Finocchio selvatico mi guatàa con bistrato occhio, et io di dar le terga non avea punto voglia! Salutai, dunque, con passo lesto, et inver guardingo, et in quella nota località ove tutti si finisce, presto o tardi, in cor mio lo mandai.finocchioselvatico

 

D’un tratto, le mie nari furon preda d’orribil olezzo: come legno che nella procella li furiosi elementi fronteggia, io contra a quello fetore mi ergea fiero, mosso solo da intelletto et ragione. Quand’ecco che mi trovai nanti succulento frutto, dallo colore d’arancia, ma che arancia non era: et io a lui: “O chi sei tu, et cosa fai?”. Et ello a me: “Caco”.

 

Era bastante. Lo mio vagar periglioso et tremebondo pelli campi dello Cavaliero Istacchia era giunto al natural destino: quand’ecco che, svoltato lo cantone, mi trovai in paradisiaca regione, ove la beatitudine regnàa sovrana nelli cuori delli visitatori. Divin creature si paraan innanzi all’occhio attonito delli viri viandanti, et del fiorir di femmina tutt’attorno si sentia l’afrore. Lo fior più bello et desìato in quel loco s’ergea, et con esso un turgore fra le brache m’imbarazzàa: ma cos’era motivo di cotanta meraviglia et turba? Cos’era che scotea l’animo più che di buoi potè un carretto? Inver non era lo folto pelo nero, che a guisa di vello ammantàa lo fior gentile: ma altro segreto celàa lo vegetale, fra tutti noto collo nome di Frenia. Pianta agognata et sempreverde, con ispecial fioritura in primavera, quand’usa più mostrar la sua beltade, et sempre abbisognosa d’esser di vital liquido aspersa.

 

Et così salimmo, ella prima et io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”.

postato da: CavStacchia alle ore novembre 17, 2007 10:52 | link | commenti (28)
categorie: i grandi inediti, angiolieri
lunedì, 12 novembre 2007

Benvenuto Mediterraneo!!!

Auguri nonno Marcello!!!

cavaliereE' con il cuore ricolmo di gioia che porgo ai miei affezionati lettori la notizia che da anni noi tutti  attendevamo: alle 17:17 di oggi, 12 novembre 2007, la mia piccola bambolina Eustachia, la luce dei miei occhi, l'ultimogenito frutto dei miei lombi, mi ha finalmente reso orgogliosissimamente NONNO!!!

Il piccolo Mediterraneo è venuto alla luce nel confortevole tepore della prestigiosissima clinica "Villa Stacchia" di Misterbianco, circondato dall'affetto e dall'entusiasmo di Nonno Marcello e della famiglia tutta. Al momento della nascita pesava 13 chili e 661 grammi. Il piccolo gode di ottima salute, la mamma un pò meno.

Anche gli "zii" adottivi hanno voluto dare il benvenuto al neonato: Rossano Fiunda (in videoconferenza dal Ciad con, sempre alle sue spalle, dolorosamente,  l'amico Tungu), Glauco Longhi (che ha regalato al piccolo un pacchetto di Marlboro rosse e lo Zippo dell'esercito americano), Luciano Steregoni (che gli ha persino preparato una prima pappina: omogeneizzato di caponata) e poi, via via tutti gli altri... una grande festa, insomma! Misterbianco inghirlandata come solo il giorno della festa patronale di Sant'Eustachio! Uno spettacolo per gli occhi e per il cuore!

Al neonato Mediterraneo sono giunti anche i telegrammi di  auguri di eminenti personalità:

"Ho visto il piccolo STOP sorry ma mi gratto i coglioni STOP" (George W. Bush)

"Una benedizione particolare STOP al piccolo sgorbio STOP (J. Ratzinger)

"Mettetegli una maschera STOP Perdio! STOP" (G. Napolitano)

"Ma che ca**o è?" (Carlo Rambaldi)

"Nel vostro piccolo STOP avete scelto un gran bel nome STOP" (J. Elkann / L. Borromeo)

Tante belle parole che lo accompagneranno con orgoglio nel lungo cammino della vita! Ora, ci resta solo da scoprire chi è il padre.

Vostro,

Nonno Marcello

mediterraneo

  

 

 

 

postato da: CavStacchia alle ore novembre 12, 2007 22:32 | link | commenti (37)
categorie: news
giovedì, 08 novembre 2007

Altro che Touring Club! Altro che De Agostini!! Altro che Lonely Planet!!! Altro che Routard!!!! Finalmente esce la “Guida Stacchia”!!! Imperdibile ausilio per i viaggiatori belli, al motto di

“Tutti turisti con la Stacchia!” 

cavaliereCari giovanotti,

dopo la meritata vacanza spesa in quel di Acireale, feci una riflessione sul fenomeno del turismo: io ho la fortuna di vivere circondato da bellezze sempiterne e non ho che l’imbarazzo della scelta, quando si tratta (molto di rado, purtroppo) di trascorrere qualche giorno in pigrizia e tranquillità. Ma chi non ha questa fortuna, che fa? Spesso si rivolge, mi è stato detto, a organizzazioni di giovinotti improvvisati (tali “tour operators”) che li spingono verso mete insoddisfacenti, con mezzi inadeguati e senza il necessario supporto culturale. Ecco perché abbiamo pensato di offrire ai tanti lettori nostri belli uno strumento indispensabile per trarre il meglio dalle anelate ferie: la guida turistica dei luoghi piú belli del mondo, curata dal Branchia, il quale si è recato di persona in tutti i posti recensiti ed ha provato sulla sua pelle, quale garanzia di qualità, i servizi descritti. Certi di aver offerto, una volta di piú, uno strumento indispensabile al nostro pubblico, forniamo nel seguito un breve stralcio delle informazioni che si possono trovare nella guida.

guidatour

Tìnkulos. Idilliaca isoletta dell’Egeo, Tìnkulos è famosa per le sue spiagge e il mare azzurrissimo che la circonda, ma soprattutto per alcuni aspetti unici al mondo. Quando si scende dal traghetto, si ha la strana sensazione di non avere abbandonato la nave, perché l’isola tutta “ondeggia”. Non si tratta di un’impressione, ma dell’effetto di un ritmico su e giú che proviene dalle migliaia di bungalows che costellano l’isola. Ovunque si sente scandire “uno, due, uno, due”, o “eins, zwei, eins, zwei”, o ancora “monos, ambos, monos, ambos”, e tinkuloscosì via. In effetti, si tratta degli animatori che incitano i turisti ad assecondare, in coppie ma a volte anche in terzetti o gruppi più ampi, detti “trenini” nel gergo locale, la naturale propensione dei villeggianti alla “joie de vivre”. I bungalows ondeggiano, i villaggi ondeggiano, l’isola tutta ondeggia al ritmo continuo della vita e dell’amore, e le foto vengono sempre mosse (nella foto: “Veduta notturna dell'azzurrissimo mare di Tìnkulos”). Da citare inoltre la romantica passeggiata a Capo Fallos, dove un monolito antichissimo a forma cilindrica, dal diametro di 30 cm e alto circa 150, indica il luogo ove si svolgevano cerimonie propiziatrici (i famosi “Riti Tìnkulici”).

Olor de Foñas. Ridente località dei Pirenei spagnoli, gemellata con la francese “Eau de Cloaque”, nota per l’intensa attivitá termale e per avere, prima al mondo, posto in pratica il concetto ecologico del riciclaggio totale: tutte le acque reflue che i cittadini della zona immettono nel ciclo fognario vengono rigorosamente riciclate e reimmesse nelle piscine, ove campeggia la scritta “Aquì no se buta nada!”, e dalle quali emana l’odore caratteristico che ha dato nome al villaggio. Il luogo ha meritato una menzione speciale da parte dell’ONG catanzarese “on vai mu ti salvi chistu cazzhu 'e planetha”.olor de fonas

St. Marie-d’Exupery-avec-les-halles-pleines-d’hors-d’œuvre. Grazioso villaggio sito tra la Provenza e la Camarga, con 3 abitanti (d’estate) e nessuno d’inverno. È nota per avere il campanile più basso del mondo (73 cm.) e per il museo di arte moderna, dove troviamo una cartolina firmata da Picasso, assieme ad altre opere significative degli emuli Corcasso (periodo beige sul marrone chiaro) e Stocasso. Il bellissimo albergo del paese, con una stanza doppia dotata di tutti i comfort, è spesso pieno: conviene prenotare. colcasso

Ghadantamapurayanavedanta. La meravigliosa dodicesima montagna più alta del mondo è meta di frequenti pellegrinaggi ad indirizzo spirituale, in special modo dopo la splendida descrizione del Coelhone nel suo capolavoro. Il problema è l’accesso, recentemente bloccato a causa di una valanga che ha sepolto 8 villaggi e due valli e che ha costretto due escursionisti italiani, imputati di averla inavvertitamente provocata, a farsi crescere la barba, convertirsi alle credenze locali e a piazzare cariche esplosive qua e là per riavere i passaporti.

Ciad. Vasto territorio inesplorato, situato in Africa Occidentale, ai confini tra il Sahara e le foreste pluviali. Presenta bellezze inenarrabili, ma anche qualche Tungurischio, come il Maestro Fiunda non manca di testimoniare quando gli si presenta la occasione. Una chicca: se si incontra questo signore (v. foto), come per magia ci si sente a Tìnkulos.

Misterbianco. La bellezza sconosciuta del Mediterraneo. Fenici, greci, romani, bizantini, svevi e infine americani, che tempo fa lo scoprirono e lo ribattezzarono Mr. Bianco, ne hanno esaltato i tesori artistici, come Palazzo Stacchia, il giardino antistante Palazzo Stacchia e le stradine che circondano Palazzo Stacchia. Da non perdere il celebre monumento “Trionfo della caponata” che abbellisce la piazza principale.

postato da: CavStacchia alle ore novembre 08, 2007 10:49 | link | commenti (39)
categorie: guida turistica, branchia
martedì, 06 novembre 2007

“Global Horror”

di Sebastiano Carogna

sebastiano carognaL’autore: Sebastiano Carogna nasce a Fabriano (AN) il 15 maggio 1957, e la nascita è accompagnata da terribili segni premonitori: un lupo ulula tre volte, una civetta si posa sul lettuccio del bimbo, uno stormo di uccelli impazziti devasta la clinica e Nunzio Filogamo presenta per l’ultima volta il Festival della Canzone Italiana. “Che singolarità”, commenta mamma Odissea, senza nemmeno immaginare cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

Infatti, nonostante l’infanzia apparentemente serena, trascorsa tra le cure amorevoli della mamma e del padre Carletto, un pastore protestante (nel senso che il proprietario del gregge non lo pagava mai con puntualità), quando Sebastiano compie sette anni accade l’imprevedibile: la visione fortuita di Mike Bongiorno e Edy Campagnolo che presentano il Festival di Sanremo risvegliano nel bimbo antiche paure, terrori ancestrali, crisi di panico. Da quel momento Sebastiano si rivolge istintivamente a qualsiasi cosa abbia risvolti morbosi, violenti, deviati. Dopo centinaia di malefatte di ogni tipo, il 25 dicembre 1969 viene colto in flagrante mentre sevizia la sorellina Eneide, barbaramente legata e costretta ad ascoltare per ore “Un’avventura”, di Lucio Battisti, presentata dal defunto cantante al concorso sanremese di quell’anno: di fronte a cotanta crudeltà l’opinione pubblica si ribella!

Condannato a 40 anni di carcere, nonostante la giovanissima età, il Carogna trascorre i suoi giorni leggendo avidamente libri di Stephen King, H.P. Lovecraft e Alessandro Baricco e scrivendo a rotta di collo: l’universo orrorifico che ha infestato la sua povera mente per anni può finalmente essere sublimato in una catarsi creativa. Nasce così la raccolta di racconti “Se mi lasci ti sbudello” (Ed. Rebibbia, 2005) che ottiene una misera distribuzione ma che cattura l’attenzione di chi non ha bisogno della fanfara della stampa per riconoscere il talento: il Cavalier Marcello Stacchia.

“Global Horror” è il primo libro pubblicato per la Stacchia, con la quale l’autore ha firmato per i prossimi 20 anni (a tal fine, il Cavaliere si è premurato di far inasprire la pena del Carogna da 40 a 60 anni “per assicurargli la permanenza in un habitat creativo impareggiabile”).

horrorL’opera: Allo scoccare della mezzanotte di venerdì 13 novembre 1917, l’automobile sulla quale viaggiano Dracula e il mostro di Frankenstein si ferma nei pressi di un cimitero. Un signore con una maglietta a righe leggermente ustionato si avvicina all’auto in panne... Frankenstein abbassa il finestrino e fa un cenno allo strano viandante per chiedere informazioni sul meccanico più vicino ma, per tutta risposta, gli viene troncata una mano con lame affilatissime! Infastiditi da tanta scortesia, i due decidono di lasciare il mezzo di trasporto e di riparare nella locanda più vicina: “Da Satana”. L’accoglienza non è delle migliori, anche perchè il riscaldamento nelle stanze è veramente eccessivo.

Spinto dalla sete, Dracula si avventura in una stanza, la 237, per cercare qualcosa da bere ma trova solo una piccola bambina che, dopo averlo mandato affanculo, gli vomita un verdissimo passato di piselli in faccia. Non va certo meglio a Frankenstein: abbordata una ragazza al ristorante, la porta ad ammirare il panorama in terrazza. Non riesce neanche a terminare la frase: “Guarda che splendida luna…” che la ragazza si trasforma in un lupo mannaro e gli azzanna un gluteo.

I due cercano di scappare, ma all’improvviso un violentissimo tremito scuote la locanda: delle termiti giganti stanno divorando le fondamenta dell’edificio, mentre da baccelloni sparsi in giro per il locale escono delle esatte riproduzioni dei due sventurati, che vengono però subito divorate da zombie sbucati da ogni dove! Sfiniti da cotante avventure i nostri eroi si ritirano nella loro villa di campagna, presso la Contea di Amityville, ma un atroce destino li attende: uno squalo li divorerà nella vasca da bagno.

La critica: “Bellissimo ed originalissimo!” (George A. Romero, regista cinematografico)

postato da: CavStacchia alle ore novembre 06, 2007 16:14 | link | commenti (22)
categorie: carogna
venerdì, 02 novembre 2007

In occasione della Commemorazione dei Defunti, un doveroso omaggio ad un virtuoso della penna che ci ha lasciati.

Ciao, Massimo Alberto!

conchia

(1936 – 2006)

“Stassimo come le foglie sugli alberi d’autunno” (da “Il rostro nel cuore”)

postato da: CavStacchia alle ore novembre 02, 2007 09:45 | link | commenti (30)
categorie: conchia