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martedì, 30 ottobre 2007

Per la collana “Non siamo i soli a pubblicare opere belle”, il maestro Fiunda recensisce

“Il Sangue degli Altri”, di A. Pagliaro

 fiundaecav

Un documento, una straordinaria testimonianza: il grande maître à penser Rossano Fiunda esce dagli angusti steccati della produzione autoriale, e si cimenta con l’opera di un suo collega, il giovine scrittore palermitano Antonio Pagliaro. È un altissimo riconoscimento per il sig. Pagliaro bello (al quale va però una piccola tiratina d'orecchie: sappiamo bene, qui alla Stacchia, che la pubblicazione del suo libro è stata propiziata dalla parentela con il più famoso Ugo), e l’ennesima dimostrazione della creatività di quell’autentico uomo del Rinascimento che è Rossano Fiunda: il quale, come vedrete, non si è accontentato di una semplice recensione, ma ha voluto reinventare un linguaggio, con assoluta originalità e libertà di pensiero, al di fuori e al di là dei soliti, e ormai abusati, stili e stilemi espressivi (nella foto, il Cavaliere ed il Maestro discutono sull’opera del sig. Pagliaro).

 

La recensione: Antonio Pagliaro torna in libreria, nel silenzio assordante della critica, con “Il Sangue degli Altri”, autentico capolavoro della letteratura italiana del III millennio. L’attesissima opera è un romanzo che supera gli steccati dei generi letterari per affrontare una storia amara a tutto tondo. È un’opera dal respiro ampio che devasta l’animo del lettore fin dalle prime righe. La manda in libreria l’editore Sironi. Ne “Il Sangue degli Altri”, l’autore fa esplodere il linguaggio e rende tante voci con una perfezione inaudita, con una capacità di stratificazione e armonia inarrivate e inarrivabili. Non ci sono freddi esercizi di stile. Piuttosto, ciò che è sapiente è l’organizzazione metronomica delle vicende, la descrizione delle psicologie, la tragica plausibilità dell’intero racconto. “Il Sangue degli Altri” di Antonio Pagliaro è un noir potente affresco della società contemporanea, un libro che per la potenza della narrazione apre gli occhi sul vissuto. La narrazione densa e rovente sembra sgorgare dal profondo come il magma patetico, ma ha lo scatto e la definizione di una frustata. Certamente il più bel romanzo dell’anno, quello di “Il Sangue degli Altri”. Un libro che modifica chi legge, che consente di capire qualcosa in più sul mondo e sulle cose. Un oggetto narrativo con cui l’autore dimostra non solo di saper cavalcare una storia selvaggia, ma anche di saper domare parole selvagge. È entrato nella gabbia delle belve, armato di seggiola e frustino, e il risultato è un capolavoro. Per la scrittura pulita, densa, priva di sbavature e per la forza dei temi, Antonio Pagliaro è oggi senz’altro lo Stephen King italiano, anche se c’è chi sostiene si possa parlare più della reincarnazione di Shakespeare. Senza paura di esagerare, si può paragonare la scrittura di Antonio Pagliaro a quella di Dante, Dio (l’autore della Bibbia) e Moccia. Questa opera segna la letteratura del III millennio e rimarrà nella storia di questo paese, un romanzo con un magico equilibrio cerebrale in cui il solito quotidiano diventa mitologia senza tempo di una storia in cui identificazione e compassione nascono con la prima pagina e non muoiono con l’ultima.

 

La critica: “Per l’uso di Cabaret Bisanzio Review Generator sono 15 Euri, grazie”. (L’amministrazione di Cabaret Bisanzio, già lit-blog, oggi casa dell’amore e della simpatia)

postato da: CavStacchia alle ore ottobre 30, 2007 10:50 | link | commenti (11)
categorie: fiunda, non siamo i soli

Commenti
#1    30 Ottobre 2007 - 11:29
 
Ehm.....Cavaliere è sicuro che la foto sia autentica ?? A me sembra un tantinello montata !
Bellissima recensione....Ma lo scrittore è amante del sadomaso ??? Frustate...cavalcate selvagge...magma rovente !!!!

Suo sempre più fatto C.
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#2    30 Ottobre 2007 - 11:44
 
Cavaliere!
Sono gommosso fino alle lagrime!
Che belle parole, che magnifica recensione. Non ricordavo di avere scritto cotanto capolavoro, ma se lo dice il Fiunda non può che essere così.
Magari ora passerò alla Stacchia!
Sempre grato,
l'autore
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#3    30 Ottobre 2007 - 11:55
 
Cavaliere, mi meraviglio di Lei!
ma cosa pubblicizza?
che quel libro lì, diciamocelo, se non fosse illuminato dalla presenza bella, breve ma intensa, di un certo personaggio femminile sarebbe davvero di scarso interesse...

e poi... un così chiaro esempio di nepotismo...

sempre disoccupatamente Sua,
ecc ecc...
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#4    30 Ottobre 2007 - 13:00
 
Esimio Cav. Stacchia,
mi vedo costretto ad aderire al pensiero del giovanotto Maia.
Tale Pagliaro Antonio altro non è che un millantatore. Certo, non mi permetterei mai di dire che si tratta di un atto di nepotismo della persona sua bella, ma siamo di fronte a un libro che merita soltanto per un personaggio, tale Tenente Edo Grandinetti.

Al Pagliaro lascio un sonoro: VERGONIA.

Cordialmente
suo
Edo
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#5    30 Ottobre 2007 - 15:26
 
cari giovanotti,

suvvia, un po' di calma. mi rivolgo ai sigg.ri maiaB e TedC: come fate solo ad insinuare che il vostro Cavaliere bello si sia fatto convincere a far recensire al maestro Fiunda il libro del sig. Pagliaro solo per nepotismo? ma queste sono solo vili illazioni, è il solito fango che ci viene rovesciato addosso, sono stato frainteso dai giornalisti!

in realtà, il sig. Pagliaro mi ha corrisposto una cifra assai interessante (parliamo di numeri nell'ordine delle diecine di Euri, non so se mi spiego), con la quale potrò finalmente completare la mia collezione di accendini cinesi.

all'autore dico solo: la recensione del Fiunda è solo uno degli scalini che ancora La separano dalla gloria alla Stacchia. ma perseveri: chissà che non venga anche per Lei il tempo della grande occasione!

vostro

cav. Stacchia

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#6    30 Ottobre 2007 - 15:40
 
veramente ted io mi riferivo al personaggio bello di Elisa Rubicone che, da solo illumina tutto il romanzo.
essa (il personaggio), simbolo della donna moderna, irradia beltade e purezza. e riassume in sé l'intima essenza della donna moderna.
a leggerla non si può trattenere un "gnocca senza testa!"

mi gommuovo solo a leggerne il nome!

quanto a Lei Cavaliere, leggere quella rettifica mi rincuora.
è così che si comporta un editore serio!

gommossamente Sua,
ecc ecc...
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#7    30 Ottobre 2007 - 16:14
 
esimio Cav. M. Stacchia,
guardo e riguardo la foto e davvero non comprendo perché vicino a Lei sia seduto Lucio Dalla: forse un suo cd è allegato all'opera del Pagliaro?
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#8    30 Ottobre 2007 - 16:53
 
Ma quale Lucio Dalla?
Quello è il mio amico Rossano!!!
AAAAAAAAARRRRRRRRRGGGHHHH!!!!!

distinti saluti,

L. Steregoni
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#9    30 Ottobre 2007 - 17:51
 
e quella bottiglia li accanto? un buon passito Cavaliere?? Un pò di sano alcool non manca mai....bravi, bravi. Mi piacete sempre di più li alle Edizioni Stacchia!!! .. e bella anche la copertina del libro ...bei colori, bella impaginazione. Il libro si potrebbe anche non leggerlo. E' già bello di suo.
Potreste anche lanciare l'idea di creare un oggetto per la casa o studio o ufficio: utilizzare 6/7 libri del Pagliaro , incollarli, metterci sopra una bella lampadina con cappello e voilà una bellissima abat-jour! Che ne dice? Modello: "la lampada dell'intellettuale".
Ma ci pensa a quanti libri venderebbe la Stacchia???? Siamo prossimi al Natale...pensi alle casse della sua casa editrice bella!!!
Per la colla ..credo possa chiedere ad un suo affezionato lettore...certo Canna...le potrà fare sicuramente uno sconto bello bello sulla fornitura!!

Leontina
utente anonimo

#10    30 Ottobre 2007 - 19:22
 
Cavaliere!

Ancora una volta la Stacchia si dimostra sensibile ai più innovativi movimenti culturali europei, pubblicando senza remora alcuna la recensione di un'opera magnifica (che pure non esce sotto l'egida della casa editrice di Miter Bianco), definitiva, indispensabile, imprescindib... ma... scusi un attimo... eh? Ah, guardi, ma lei sta parlando del Pagliaro, eh? Allora mi scusi, ho sbagliato post. Credevo si parlasse di quell'altro libro, quello che ha sempre la parola "sangue" nel titolo. Ancora mille scuse.

Rispettosamente suo e del Fiunda,

Sauro
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#11    01 Novembre 2007 - 10:39
 
cari giovanotti,

colgo nelle vostre parole mordaci una certa animosità verso il sig. Pagliaro bello: e se avesse pubblicato con la Stacchia, che gli dicevate, benedetti figlioli? e poi, come rimarca lo stesso autore, se lo ha detto il Fiunda, per me è legge!

quante alle proposte di arredamento del sig. Leontina, beh, le rivolga al suo amichetto consumatore di sostanze varie: chissà che non lo colga nel momento giusto, e si lasci convincere.

vostro

cav. Stacchia
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